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Notizie, curiosità e tutto quello che c'è da sapere sui nostri amici pelosi...
dai consigli sull'alimentazione e i comportamenti da avere in base alla stagione, ai luoghi dove anche loro sono i benvenuti!

Cos'è la FIV? (Virus dell'immunodeficienza felina)

La FIV è una malattia causata da un retrovirus che si trasmette sessualmente e attraverso i morsi tra gatti.

I gatti FIV sono gatti che stanno bene, che possono vivere a lungo senza manifestare la malattia, ma che per ignoranza, paura e cattiva informazione sono spesso condannati all'isolamento o alla soppressione.
I gatti FIV hanno difese immunitarie più deboli, per cui sono più soggetti a contrarre malattie e hanno meno risorse per combatterle.

Il gatto FIV può contagiargi?
No, un gatto FIV non può contagiare l'uomo né altri animali domestici.
Il contagio avviene con morsi durante le lotte fra gatti o per contatto diretto con sangue infetto, rara è la trasmissione attraverso il leccamento reciproco e la condivisione delle ciotole.

La presenza di più gatti dello stesso ambiente domestico non aumenta la probabilità di contagio se non ci sono conflitti territoriali.

Quanto vivono i gatti con la FIV?
La positività alla FIV non incide significativamente sulla sopravvivenza dei gatti. Un gatto FIV che vive in casa e quindi non esposto a rischio di contrarre ulteriori infezioni, può trascorrere tutta la vita senza manifestare la malattia. La vita in appartamento è quindi la condizione ideale per un gatto FIV.

Adottare un gatto FIV è il miglior modo per salvargli la vita!

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    L'importanza del gioco

    Ricordate di ritagliarvi sempre un pochino di tempo da dedicare ai vostri amici pelosi;
    come detto più volte e confermato da veterinari e comportamentalisti, è un momento importante perché permette al micio di scaricare energia, nutrire la sua curiosità, aumentare la confidenza con noi umani e rafforzare l'amicizia tra micio e micio, per chi ha la fortuna di convivere con più gatti.
    Ci sono vari tipi di giochi, palline di vari materiali, serpentini di stoffa, piume, cannette... Scoprite quello che più diverte il vostro amico.
    Non c'è età nel momento ludico, i cuccioli come i gatti anziani gradiscono giocare con voi.
    Non saranno solo loro a divertirsi, quindi provate anche voi, migliorerà tanto anche il vostro umore.

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    Come comportarsi se ci si imbatte in cani vaganti?

    Al cittadino che si imbatte in un cane vagante si consiglia di fermarsi e tentare di recuperare l’animale con molta
    prudenza (magari con l’aiuto di una corda da utilizzare come guinzaglio).
    Il recupero di un cane vagante è molto importate in quanto eviterete che lo stesso possa provocare incidenti stradali
    pericolosi per lui stesso ma anche per le persone alla guida delle auto.
    Valutate la situazione di volta in volta, in quanto alcuni cani, avvicinandosi, potrebbero impaurirsi e scappare rendendo il
    recupero dello stesso più difficoltoso.
    Provvedete, dunque, ad attivare il servizio di cattura h24 reso disponibile dal Comune di Arezzo.
    Digitate il numero 05752551 (centralino ospedale di Arezzo) e dichiarate che c’è un cane vagante – senza proprietario -
    per il quale si rende necessario il recupero.
    Il centralino trasferirà la chiamata direttamente all’operatore disponibile di turno al quale indicherete la zona dove vi
    trovate assieme all’animale.
    Attendete, quindi, l’arrivo dell’operatore.
    Giunto in loco il soggetto provvederà a recuperare l’animale e a condurlo presso il canile sanitario di Arezzo.
    Nessun costo sarà posto a carico Vostro per la chiamata che avrete effettuato.
    L’operatore tenterà, quindi, di individuare il nominativo del legittimo proprietario tramite la lettura del microchip.
    Nel caso di esito positivo il legittimo proprietario sarà contattato per la restituzione dell’animale.
    Qualora invece il cane risulti sfornito di microchip (ad esempio cane abbandonato), dopo il periodo di osservazione
    previsto per legge presso il canile sanitario, l’animale sarà condotto presso il canile rifugio di Arezzo (gestito attualmente
    da E.N.P.A – Ente Nazionale Protezione Animali - Sez. Arezzo) dove i dipendenti e i volontari si attiveranno per la sua
    futura adozione.

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      Leishmaniosi: cos'e', come prevenirla e come curarla

      Causata dal parassita Leishmania Infantum, trasmesso dalla puntura di piccoli insetti, i flebotomi, conosciuti anche come Pappataci, la Leishmaniosi è una malattia infettiva e contagiosa che purtroppo in Italia si diffonde con l'arrivo della bella stagione, in particolare da maggio.
      I Flebotomi sono piccoli insetti simili a zanzare che volano soprattutto di notte e che, se pungono un cane malato di leishmania, ingeriscono il parassita e possono trasmettelo ad un cane sano tramite una nuova puntura.
      Purtroppo servono alcune settimane prima che si sviluppino sintomi clinici come ad esempio forfora, dermatiti, eccessiva crescita delle unghie, mantello opaco, o sintomi più gravi come linfonodi, anemia, dimagrimento o insufficienza renale.
      Si tratta purtroppo di una malattia grave che può portare alla morte nonostante le cure; mentre l’infezione quasi sempre persiste per tutta la vita del cane.

      Prevenzione:
      Per poterla prevenire, è importante evitare che l'insetto venga a contatto col cane,
      abbattendone la presenza intorno alla cuccia o, quando possibile, prediligendo il ricovero del cane in casa durante la notte. E' inoltre importante utilizzare regolarmente prodotti antiparassitari che rendano repellente il cane alle punture dei flebotomi e, per una copertura più completa, c'è la possibilità di un vaccino annuale.
      Per quanto riguarda i gatti invece, pur essendo una malattia descritta, ad oggi, la leishmania non desta particolari preoccupazioni.

      Cura
      Partiamo dal presupposto che la Leishmaniosi è curabile, il cane può guarire dalle manifestazioni cliniche, ma rimarrà comunque infetto a vita, pertanto avrà bisogno di controlli regolari.
      In caso di manifestazioni cliniche è necessario che la terapia più idonea per ciascun animale venga stabilita da un medico veterinario.
      L'approccio terapeutico del cane con leishmaniosi non è semplice e può avere una durata variabile (comunque sempre di alcuni mesi); spesso, inoltre, a seconda dello stato di salute dell'animale, può essere necessario un trattamento di supporto per correggere patologie che possono insorgere o sono già presenti, ma il tutto deve essere sempre fatto tramite il medico veterinario.

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        L'importanza della Toelettatura

        Quando parliamo di toelettatura parliamo di cani sani.
        La frequenza con cui lavare un cane dipende dalla vita che conduce il cane, dal tipo di mantello e dal tipo di cute.
        Ovviamente un cane che vive all’aperto, verrà lavato meno frequentemente di un cane che vive in casa e che sale su divani o letti.
        Un cane a pelo corto potrebbe stare senza fare il bagno e senza essere spazzolato per più tempo rispetto a cani con pelo a crescita continua (barboni, yorkshire terrier, maltesi).
        La cosa importante è utilizzare prodotti di qualità, poco aggressivi e che  possano essere utilizzati frequentemente .
        Un cane con pelo folto e brillante e che non emana cattivi odori, oltre ad essere un piacere per il proprietario, è sinonimo di buona salute per l'animale.
        La toelettatura ha numerosi benefici: facilita il contatto, migliora il rapporto uomo/animale, elimina peli morti, migliora l’aspetto del pelo ed evidenzia lesioni dermatologiche e presenza di pulci o altri parassiti.
        Lo spazzolamento, inoltre, è una pratica sempre utile a districare il pelo, eliminare peli morti, aumentare la circolazione sanguigna alla base del pelo, ventilare la cute ed eliminare polvere e sporcizia.
        E’ importante utilizzare uno strumento adatto in base al tipo di mantello.
        Nel periodo della muta i cani vanno spazzolati tutti i giorni.
        Per una corretta toelettatura è quindi sempre consigliabile affidarsi a toelettatori professionisti, che sono sempre in grado di consigliare al meglio oltre a garantire un risultato migliore per l'igiene e la salute del cane, oltre che per il suo look.

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          Pet Therapy, in azienda aumenta la produttività

          State cercando un modo infallibile per aumentare la produttività aziendale e abbattere lo stress lavoro correlato: lasciate che i dipendenti portino il proprio amico a quattro zampe in ufficio. L’occasione per una riflessione sull’influenza degli animali domestici sul clima lavorativo è stata data il 21 giugno, giornata intitolata negli USA come Take Your Dog to Work Day . Milioni di lavoratori si sono presentati sul posto di lavoro con i rispettivi fedeli amici pet.

          Alcune aziende, poi, da tempo estendono questa possibilità a tutto l'anno, senza attendere un'occasione particolare, come ad esempio la multinazionale Purina PetCare Co. di St. Louis. Migliora il team work, il morale si alza e lo stress scende, migliora l’engagement aziendale. È quanto riporta un articolo pubblicato recentemente dal magazine Fortune.

          Randolph T. Barker, professore di management alla VCU School of Business, ha contribuito a corroborare la tesi con un’indagine scientifica che ha messo a confronto lo stress percepito in caso di presenza e di assenza degli animali domestici nell’ambiente lavorativo, conlcudendo che si tratti di un provvedimento a basso costo per il benessere dei lavoratori. Anche la Central Michigan University ha dato il proprio contributo di ricerca, individuando contributi positivi apportati dalla presenza di cani in ufficio sul livello di collaborazione e comportamento etico.

          Le statistiche non lasciano dubbi. Rimangono da definire le buone prassi in termini di policy interne affinché i cani e gli altri animali domestici non diventino, un problema in ufficio.

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            La colonia felina: come fare per censirla!

            Se per i cani esiste il fenomeno del randagismo, per i gatti il concetto è un po' diverso: i gatti non di proprietà, che vivono sul suolo pubblico, costituiscono quello che la legge definisce e protegge come colonie feline.

            Cosa sono le colonie feline?
            Le colonie feline sono vere e proprie aggregazioni strutturate di animali non di proprietà, legate ad un qualsiasi territorio o porzione di territorio, sia esso pubblico o privato in cui i gatti trovano le risorse necessarie per sopravvivere (rifugio e cibo).

            Molto spesso sono i cittadini che vivono nel vicinato di una colonia ad occuparsi di nutrire i gatti, a volte senza sapere che esiste una legge che tutela la colonia stessa.
            Il problema è che la colonia deve essere censita.

            Come si censisce una colonia felina?
            Per far sì che la colonia sia censita e quindi ufficialmente costituita, è necessario che un cittadino si faccia referente nei confronti del comune e della asl veterinaria.

            La Asl Veterinaria ha l'obbligo, per legge, di sterilizzare gratuitamente i gatti per il contenimento delle nascite, onde evitare che la colonia cresca di anno in anno. Normalmente il soggetto di riferimento è colui che nutre i gatti stessi, ed è colui che aiuterà la asl veterinaria nella cattura dei gatti per effettuare la sterilizzazione.

            Il comune di Arezzo mette a disposizione uno sportello informativo per la tutela degli animali ed il primo passo da fare è proprio mettersi in contatto con questo ufficio che penserà al censimento della colonia.

            Successivamente, sarà lo stesso sportello a contattare la Asl Veterinaria per attivare le procedure di sterilizzazione.

            Servizio Ambiente - Ufficio Tutela Ambientale del Comune di Arezzo Tel.
            0575/377538/543/549
            Orario ricevimento: martedì e giovedì 9-12 e 15,30-17,30

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              Avvelenamento

              Per quanto riguarda la questione dei bocconi avvelenati, quando si verifica questa casistica, il veterinario è obbligato a segnalare l'accaduto alla Provincia entro 24 ore.
              Si può inoltre telefonare al NUMERO VERDE 800 029449 che è anch'esso attivo 24 ore per fornire informazioni sul da farsi.
              Se sfortunatamente il vostro pet dovesse aver ingerito dei bocconi avvelenati, non esitate a recarvi dal veterinario più vicino.

                Continua

                Come comportarsi se ci si imbatte in cani o gatti feriti?

                Al cittadino che si imbatte in un animale domestico ferito (cane, gatto, coniglio etc…) si consiglia di fermarsi ma non
                avvicinarsi troppo in quanto l’animale potrebbe tentare di scappare rendendo il recupero dello stesso più difficoltoso.
                Quindi siate prudenti e valutate la situazione di volta in volta.
                Provvedete, dunque, ad attivare il servizio di cattura h24 reso disponibile dal Comune di Arezzo.
                Digitate il numero 05752551 (centralino ospedale di Arezzo) e dichiarate che c’è un animale domestico ferito per il quale
                si rende necessario il recupero.
                Il centralino trasferirà la chiamata direttamente all’operatore disponibile di turno al quale indicherete la zona dove vi
                trovate assieme all’animale.
                Attendete, quindi, l’arrivo dell’operatore.
                Giunto in loco il soggetto provvederà a recuperare l’animale e a condurlo in una delle cliniche veterinarie convenzionate.
                Nessun costo sarà posto a carico Vostro per la chiamata che avrete effettuato.
                Dopodiché se trattasi di animale con microchip l’operatore individuerà il legittimo proprietario per la restituzione.
                Qualora invece l’animale risulti sfornito di microchip (ad esempio cane vagante, gatto etc..), dopo il periodo di degenza
                presso la clinica veterinaria, questo sarà condotto presso il canile di Arezzo per la sua futura adozione.

                  Continua

                  Come comportarsi se ci si imbatte in un animale maltrattato?

                  È necessario mettere insieme il maggior numero possibile di prove (foto, video, documenti) per attestare il reato e denunciarlo per scritto presso le Forze dell'Ordine che provvederanno al sequestro dell'animale e successiva confisca ai sensi degli articoli 321 e 544 del Codice Penale.

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                    Come comportarsi se ci si imbatte in un animale selvatico?

                    Si chiami immediatamente la Polizia Provinciale presente sul territorio. Gli animali selvatici rappresentano una risorsa indispensabile dello Stato per questo le Regioni-Province Autonome e le Province devono essere dotate di un centro, oppure appoggiarsi ad altri enti, per il recupero di questi animali.

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                      Come comportarsi se ci si imbatte in un animale vagante?

                      Per prima cosa è bene tentare di avvicinarlo con movimenti lenti e prudenti per non impaurirlo, sarebbe meglio evitare movimenti bruschi e improvvisi e controllare se l'animale possiede la medaglietta e/o il tatuaggio di riconoscimento di solito situato sulla coscia destra o all'interno dell'orecchio destro. L'animale potrebbe anche essere provvisto solo del microchip che, in questo caso, può essere letto unicamente grazie ad un lettore specifico in possesso dei veterinari (pubblici o privati) e della Polizia locale.
                      Nel caso in cui non vi sia nulla che possa far risalire al proprietario, si deve denunciarne il ritrovamento alle Autorità competenti che certificheranno la condizione di animale errante e ciò contribuirà a punire il colpevole di abbandono o semplicemente a ritrovare il proprietario.
                      Una volta preso in consegna il cane errante sarà portato, dopo aver compilato un verbale, presso il canile municipale del luogo in cui è stato trovato, oppure in qualsiasi struttura deputata all'accoglienza.
                      Si deve tenere presente che qualora ci si presentasse presso una struttura di accoglienza senza una regolare denuncia, diventeremmo i proprietari automatici dell'animale e saremmo tenuti a sostenere tutte le spese sanitarie del caso. La struttura stessa, dietro richiesta di chi ha trovato l'animale o in mancanza di posto, può attrezzarsi per un affidamento temporaneo in vista del ritrovamento del proprietario se si tratta di uno smarrimento.
                      Se il cane si trova su una strada o nei pressi di questa, costituendo un pericolo per sé e per gli altri, si deve prontamente contattare la Polizia stradale che provvederà ad occuparsene; se invece si tratta di un felino è necessario prima accertarsi che non appartenga ad una colonia felina o semplicemente non sia un gatto a spasso. I gatti infatti, a differenza dei cani, non devono essere t assativamente iscritti all'anagrafe e non necessitano di un riferimento come il microchip che invece è obbligatorio per i gatti che possiedono il “Passaporto europeo per animali domestici”.

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                        Come intervenire se si assiste all'abbandono di un animale?

                        ABBANDONARE GLI ANIMALI (tutti) è UN CRIMINE.
                        Chi si macchia di questo misfatto può essere punito con il carcere fino ad un anno o con una multa sino a 10.000 euro.
                        Se sei testimone di un abbandono di animale, non rimanere in silenzio!
                        Denuncia subito alle Forze dell'Ordine.
                        Nel caso in cui non si conoscano i responsabili, è bene raccogliere più elementi possibile per identificarli (per esempio il numero di targa della macchina).

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                          Cosa fare se si è testimoni o causa di incidenti che coinvolgono animali.

                          Per prima cosa contattare subito il servizio veterinario della ASL di riferimento territoriale per garantire un pronto soccorso all'animale. Se non si conosce il numero di riferimento è sufficiente chiamare il centralino della ASL che poi provvederà a coinvolgere chi di dovere.

                          Se per caso si è testimoni di un mancato soccorso nei confronti di un animale è necessario allertare le forze dell'ordine (Carabinieri 112, Polizia di Stato 113, Guardia di Finanza 117, Polizie Locali, Municipali o Provinciali chiamando il centralino di Comune e Provincia) e mettere insieme un numero più elevato possibile di prove. In base alle nuove regole del Codice della Strada, il soccorso degli animali è obbligatorio, chi trasgredisce infatti viene punito con provvedimenti amministrativi.

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                            Animali e condominio

                            E' vietato tenere animali in condominio?
                            La risposta è no (Corte di Cassazione, sezione 1 penale, con sentenza n. 1109 del 9/12/99), anche se l'assemblea condominiale fosse totalmente concorde a non volerne la presenza in struttura, questo non sarebbe possibile a meno che non fosse esplicitamente vietato nel regolamento emanato al momento della costruzione dell'edificio.
                            La Corte di Cassazione (sezione 1 penale) con sentenza n. 1109 del 9/12/99, ha invalidato il procedimento per cui la Corte di appello di Bologna ha imposto il pagamento ad un uomo, di trecento mila lire di multa e un ammontare di tre milioni per la riparazione dei danni causati dai latrati del suo cane, ritenuti causa di disturbo per il riposo o lavoro delle persone circostanti.
                            La Corte di Cassazione ha deciso che il fatto non sussiste in quanto l'abbaiare del cane, in base alle testimonianze raccolte, non aveva nuociuto ad una pluralità di persone tale da poter intaccare l'articolo 659 del Codice Penale che punisce il disturbo alla quiete pubblica. Il proprietario del cane dunque, avrebbe dovuto incorrere in un illecito civile e non in tale sentenza.

                            Sentenza della Pretura di Campobasso 12/5/90:
                            “Qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale vieti la detenzione di animali che possano turbare la quiete o l’igiene della collettività, il semplice possesso di cani o di altri animali non è sufficiente a far incorrere i condomini in questo divieto, essendo necessario che si accerti effettivamente il pregiudizio causato alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell’igiene.”

                            Sentenza del Tribunale di Piacenza sez. II 10/4/1990:
                            “La detenzione di animali in un condominio, essendo la suddetta facoltà una esplicazione del diritto dominicale, può essere vietato solo se il proprietario dell’immobile si sia contrattualmente obbligato a non detenere animali nel proprio appartamento, non potendo un regolamento condominiale di tipo non contrattuale, quand’anche approvato a maggioranza, stabilire limiti (oneri reali e servitù) ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva, salvo […] pertanto, in mancanza di un regolamento contrattuale che vieti al singolo condomino di detenere animali nell’immobile di sua esclusiva proprietà, la legittimità di tale detenzione deve essere accertata alla luce dei criteri che presiedono la valutazione della tollerabilità delle immissioni…”.

                            Sentenza della Cassazione n.1394 del 6/3/2000:
                            "Se il cane abbaia non è disturbo della quiete. Se il cane non disturba una pluralità di persone ma solo il vicino “il fatto non sussiste”. Perché vi sia reato è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone”.

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                              Alimentazione felina: l’importanza di una sana nutrizione

                              Per far sì che il nostro gatto viva meglio, più a lungo e per rafforzare il suo sistema immunitario è fondamentale scegliere per lui un’alimentazione sempre equilibrata e corretta. Il cibo corretto per il nostro gatto va scelto in base alle sue specifiche esigenze, che variano a seconda che siano gatti sani, gatti sterilizzati, in fase di crescita o di allattamento. Nella scelta dell’alimentazione è importante anche tener conto dello stile di vita del singolo animale, che si differenzia a seconda che siano gatti che vivono in appartamento, in giardino, in ambienti caldi o freddi.

                              La scelta di un'alimentazione prettamente casalinga, solitamente legata a pratiche alimentari scorrette (esclusivamente a base di carne e/o pesce), risulta molto spesso sbilanciata nella composizione. Per una giusta alimentazione del gatto, infatti, è importante garantire un adeguato bilanciamento tra quantità di proteine e aminoacidi (in particolare di taurina), acidi grassi e vitamina A preformata. Da qui nasce l’esigenza di fornire alimenti studiati appositamente per loro, che tengano conto delle loro esigenze.

                              Alimentazione del gatto: meglio il cibo umido o il cibo secco?

                              La scelta dipende principalmente dalle preferenze e dal gusto del singolo gatto, che è giusto soddisfare.

                              Cibo secco: l’alimentazione basata su alimenti completi secchi presenta alcuni vantaggi particolari. Questi aiutano a rimuovere la placca dai denti e sono estremamente pratici, dato che basta dosare la quantità necessaria e metterla sul piatto del vostro gatto lasciando che si serva. Gli alimenti secchi non sporcano, sono facili da conservare e, una volta aperti, durano più a lungo del cibo umido.

                              Cibo umido: alcuni gatti, però, preferiscono il sapore e ancor più la consistenza del cibo umido che può anch'esso risultare molto pratico grazie alle nuove buste monoporzione che danno l'opportunità ogni volta di un pasto fresco e semplice da servire.

                              Alimentazione gatto: quali condizioni valutare per la scelta?

                              Nella scelta della giusta alimentazione per il proprio gatto è importante valutare una serie di elementi:
                              » età del gatto,
                              » peso corporeo,
                              » condizioni in cui vive (appartamento o vita libera),
                              » condizioni climatiche,
                              » stato fisiologico (crescita, gestazione, allattamento, senescenza).

                              Concludendo, il cibo “migliore” per il nostro gatto è quello che risponde a tutte le sue specifiche esigenze di stile di vita e di salute in quel preciso momento della sua vita.

                                Continua

                                Alimentazione felina: perché i gatti non amano i cibi dolci?

                                Forse non tutti sanno che i gatti, anche quelli più ingordi, non vanno matti per il dolce. Perché i gatti non apprezzano i sapori dolci? La ricerca ha cercato di dare una risposta scientifica a questa curiosità sui loro gusti.

                                La ricerca sulle preferenze feline:
                                In particolare il Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, in collaborazione con il WALTHAM for Pet Nutrition, si dedica da tempo alla ricerca sulle ragioni fisiologiche o genetiche del “gusto” dei felini.
                                Proprio a questo scopo la dottoressa Xia Li, specializzata in genetica molecolare presso il centro di Philadelphia ha confermato quella che già qualche tempo prima era stato individuata come la motivazione genetica dell’assenza di dolci nella dieta felina.
                                Mentre nei mammiferi, la ricezione per il gusto dolce è data da due proteine note come T1R2 e T1R3, codificate ciascuna da un gene separato, analizzando i gatti gli scienziati si sono resi conto che il gene responsabile della codifica della proteina T1R2 è mancante in qualche modo.
                                La dottoressa Li spiega di essere partita da alcune ricerche degli anni 70, che mostrano l’inabilità dei felini selvatici di assaporare i dolci: «una possibile spiegazione per questo comportamento è che i felini non siano in grado di riconoscere composti dolci come gli zuccheri e i dolcificanti ad alta intensità a causa di un difetto del loro recettore per questi sapori. Pertanto, era ovvio provare a dare un’occhiata ai geni che codificano per questo recettore».
                                Per quanto riguarda l’imperfezione della proteina T1R2, la dottoressa Li la definisce «uno pseudogene, una sorta di fossile molecolare, che presumibilmente una volta codificava per una proteina funzionale e ora non più».
                                L'impossibilità di apprezzare i cibi dolci, e di conseguenza anche i carboidrati, ha portato i gatti a sviluppare una dieta obbligatoriamente carnivora. E se vi capitasse di vedere un gatto armeggiare intorno a una caramella, sappiate che, molto probabilmente, non si tratta di golosità per il sapore dolce, quanto piuttosto di curiosità, per il colore sgargiante o la forma bizzarra.

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                                  Cane di taglia piccola: promemoria necessità e alimentazione

                                  I cani di corporatura minuta hanno dei bisogni precisi inerenti il cibo. Questi cani possono avere caratteri differenti ( più coraggioso o più vivace qualcuno, più tenero o più intraprendente qualcun altro ) ma sono tutti uguali per quanto concerne le particolari esigenze che richiede il loro metabolismo.

                                  Occhio al metabolismo:
                                  Ovviamente i cani di piccola taglia hanno un metabolismo diverso da quelli di taglia medio-grande, infatti il loro fabbisogno energetico è maggiore e, essendo spesso molto più attivi e vivaci, conseguentemente, possiedono un metabolismo più veloce . Oltre a ciò il loro stomaco e apparato digerente sono di dimensioni e capacità più piccole, come anche bocca e denti. Proprio per queste motivazioni è importante garantire loro un’alimentazione giusta e ben bilanciata.

                                  Digeribilità delle crocchette:
                                  Dato che il metabolismo nei cani di piccola taglia risulta essere più veloce, necessita alimenti con un alto contenuto di proteine e grassi tanto da soddisfare l'elevata richiesta energetica. Tuttavia non dobbiamo mai dimenticarci delle ridotte dimensioni del loro apparato digerente, dunque è fondamentale che l’alimentazione si basi su cibi ad alta digeribilità, per far sì che siano tutti assorbiti correttamente e non si vada incontro a disturbi della digestione. Esistono in commercio croccantini appositamente pensati per l'alimentazione dei cani di piccola taglia.

                                  Dimensione delle crocchette:
                                  Bisogna prestare attenzione anche alla scelta della grandezza delle crocchette per far si che i nostri piccoli amici possano masticarle facilmente e con più "gusto". Non è raro infatti che i cani piccoli non vogliano mangiare se le crocchette sono troppo grandi mentre mangino più volentieri i croccantini per cuccioli perché di dimensioni ridotte. Attenzione però, i croccantini per cuccioli non sono adatti alla dieta di un cane adulto, anche se di piccole dimensioni!

                                  Dosi e numero di pasti:
                                  Un cane adulto di piccola taglia mangia solitamente una/due volte al giorno a differenza di un cucciolo che invece deve fare tre/quattro pasti. Per trovare la dose corretta e sufficiente per un cane adulto di piccole dimensioni, basta fare riferimento alla tabella riportata su ogni sacco di mangime che indica la giusta porzione in base al peso dell'animale, Quest'ultima dovrà poi essere frazionata nell'arco dell'intera giornata in base a quanti pasti vogliamo far fare al nostro cane.

                                  Passaggio al cibo per cani adulti:
                                  Il passaggio dagli alimenti per cuccioli a quelli per adulti nei cani di piccola taglia va effettuato intorno agli 8 mesi di vita e nell'arco di due settimane, in dosi scalari dal primo verso il secondo alimento.

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                                    Cani e gatti: il cioccolato è pericoloso per entrambi!

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                                    Le variabili:
                                    Esistono delle variabili da tenere presente. Le dimensione del cane, per esempio: per un animale di piccola taglia (quindi per i gatti e per i cagnolini più piccoli) basterà un quantitativo minore di cioccolata per accusare gli effetti indesiderati dell'avvelenamento. Questo non significa, tuttavia, che si possa “far assaggiare” a cuor leggero un pezzettino di cioccolata al proprio cane, se questo è di grossa taglia.
                                    Per quanto riguarda la quantità di cioccolato, ad eccezion fatta di casi particolari, una minima quantità di cioccolato potrebbe causare a cane e gatto solo un disturbo allo stomaco (vomito e diarrea), mentre una quantità elevata causerà sicuramente effetti collaterali molto seri.
                                    Un'altro tipo di variabile è rappresentato dal tipo di cioccolato: il quantitativo di teobromina varia infatti a seconda della tipologia di cioccolato. Ad esempio: cacao e cioccolato fondente contengono un alto tasso di teobromina che è invece inferiore nel cioccolato al latte e in quello bianco. Questa differente percentuale non vuol dire, comunque, che il cioccolato al latte e quello bianco siano più adatti di quello fondente per i nostri amici pelosi.

                                    Conseguenze
                                    Quando un animale ingerisce teobromina possono verificarsi diversi effetti collaterali (più o meno gravi, in base alle variabili) nel cane e nel gatto. Si possono avere episodi di diarrea, vomito, iperattività, battito cardiaco irregolare, tremori muscolari, aumento della minzione, convulsioni e, nei casi peggiori, anche la morte, per emorragia interna o infarto.

                                    Come intervenire
                                    Ovviamente partiamo dal concetto che non si debbano dare dolciumi a cane e gatto tuttavia, qualora questo accadesse per errore, bisogna reagire con prontezza. Se ci si accorge che l'animale ha ingerito un'elevata quantità di cioccolato bisogna portarlo immediatamente dal veterinario più vicino.


                                    Curiosità: perché i cani rischiano più dei gatti?
                                    L’avvelenamento da cioccolata (e da teobromina) si verifica maggiormente nei cani piuttosto che nei gatti, anche se per i gatti basta una dose minore per rivelarsi letale. La ragione è molto semplice: i gatti sono meno spinti a cibarsi di cioccolato poiché non sentono il sapore dolce (sono quindi molto meno attratti rispetto ai cani a mangiarlo).

                                    Consiglio: scegli sempre il cibo giusto per cane o gatto!
                                    Evitate di dare al cane o gatto del cibo non adatto. In generale offrire un dolce al proprio pet non soddisfa una reale necessità dell’animale ma piuttosto una sbagliata tendenza dei proprietari ad umanizzare i propri amici a 4 zampe.

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                                      Felini: intolleranze alimentari, sintomi e rimedi

                                      Come a volte capita anche a noi umani, i gatti possono presentare intolleranze verso alcuni alimenti. Vediamo quali sono quelli più comuni e come fare ad intervenire.

                                      Come mi accorgo se il mio gatto non tollera alcuni alimenti?
                                      Non è sempre scontato rendersi conto di un’intolleranza, in primo luogo perché le reazioni che si scatenano sono diverse e compatibili con altre problematiche e poi perché l'intolleranza può svilupparsi all'improvviso, anche verso un alimento che il gatto ha sempre mangiato. Generalmente, i sintomi più frequenti di un’intolleranza alimentare sono:

                                      1. Prurito,
                                      2.Dermatite,
                                      3. Alopecia (zone del corpo prive di pelo),
                                      4. Infezioni cutanee (dovute al'’eccessivo strofinamento del gatto per ridurre il prurito),
                                      5. Vomito,
                                      6. Diarrea.

                                      Cosa fare se ci accorgiamo di un'intolleranza alimentare?
                                      Se il gatto presenta le problematiche suddette, è necessario portarlo dal veterinario, che troverà la giusta alimentazione per evitare la loro comparsa. Generalmente viene stabilita una cosiddetta “dieta ad eliminazione“: si tratta di un’alimentazione specifica a base di alimenti ipoallergenici, come orzo, patate e carni diverse da quelle utilizzate normalmente.

                                      È molto importante in questa fase non sgarrare, ovvero non dare al gatto cibi al di fuori di quelli prescritti dal veterinario. Questa regola vale comunque in generale nell'alimentazione di qualsiasi gatto, per cui è bene non somministrargli mai alimenti al di fuori dei pasti, anche se questo non è necessariamente un soggetto allergico.
                                      Se, dopo un certo periodo di dieta, il gatto non mostra più alcun sintomo, significa che l’intolleranza è consolidata e quindi è necessario continuare con la dieta prescritta dal veterinario. Se invece, nonostante il regime alimentare diverso, l’intolleranza continua a ripresentarsi, potrebbe essere necessario reinserire uno per volta i cibi abituali, per individuare quello verso il quale il gatto dimostra l’intolleranza.

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                                        Fortificare le difese naturali del tuo gatto, ecco come!

                                        Sei consapevole che il 70% del sistema immunitario del tuo gatto risiede nell'intestino? Per questo motivo prendersi cura di lui inizia proprio dalla sua alimentazione.

                                        Il sistema immunitario felino:
                                        Quando nasce, il sistema immunitario del micio è ancora in fase di sviluppo e gli anticorpi vengono immagazzinati tramite il latte materno e nelle prime 24 ore. Questo permette che il cucciolo sia protetto per 1-2 mesi rimanendo comunque vulnerabile fino al completo sviluppo delle proprie difese immunitarie rafforzate anche grazie al vaccino.

                                        Il sistema immunitario del gatto adulto:
                                        Col trascorrere del tempo, purtroppo, il sistema immunitario del gatto adulto si indebolisce sempre di più e la funzionalità delle difese immunitarie diminuisce. Le ricerche evidenziano che adottare un’alimentazione completa e bilanciata aiuta il sistema immunitario di gatti di ogni età. In commercio sono presenti numerosi prodotti che presentano una formulazione completa e precisa per sostenere il sistema immunitario, in ogni caso è sicuramente utile elencare alcuni fattori utili a fortificarlo.

                                        Come migliorare le difese naturali del gatto:
                                        Una buona funzionalità delle difese naturali del nostro gatto, soprattutto nelle prime fasi di crescita, può essere incrementata dalla presenza di prebiotici che incentivano la flora intestinale, ossia i cosiddetti “batteri buoni”. Equilibrarla aumenta l’assorbimento dei nutrienti e pertanto assicura una digestione sana.
                                        Altra importante caratteristica per un aumento dello sviluppo delle difese naturali è la presenza di antiossidanti (Vitamina E), che combattono l’azione dannosa dei radicali liberi e aiutano la rigenerazione naturale delle cellule. In più, la presenza di antiossidanti in un alimento per animali garantisce che l'alimento si conservi nel tempo.
                                        In ultimo, per incrementare la funzione immunitaria è importante il ruolo del lievito che, essendo fonte di vitamine, minerali, proteine e betaglucani, comporta un effetto benefico in tutto il corpo, mantenendo in salute pelle, pelo e unghie.

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                                          I cani e la pulizia dentale, perché è importante?

                                          La pulizia dentale nel cane è importante per prevenire e combattere la formazione del tartaro che causa alito cattivo.
                                          Ecco alcuni campanelli di allarme circa la salute della bocca del cane.

                                          E’ molto importante spazzolare i denti al cane. Secondo uno studio effettuato inglese, la gran parte dei proprietari di cani non sa che deve pulire i denti del cane oppure non è al corrente di come curarsi della sua igiene orale. Questa negligenza può far si che la salute del cane possa essere anche gravemente compromessa.

                                          I due terzi dei veterinari raccomandano di lavare i denti al cane ogni giorno, invece un veterinario su sette consiglia di fare la pulizia dei denti due volte al giorno.

                                          Pulire quotidianamente i denti al cane permette di evitare problemi che possono essere molto gravosi da risolvere sia a livello di salute che anche a livello economico.

                                          L’alito cattivo del cane non è la causa ma la diretta conseguenza di un'igiene orale assente o del tutto errata. I residui di cibo che restano tra i denti del cane favoriscono il proliferare di batteri che provocano l’alitosi del cane.

                                          Secondo i veterinari inglesi, le cause più frequenti di patologie dentali nei cani sono la cattiva alimentazione (42%) e la mancata pulizia della bocca dell'animale da parte del proprietario (23%). Infatti, se i denti non vengono spazzolati, la placca si accumula e si forma il tartaro. In questi casi il rischio di setticemia batterica non è da sottovalutare.

                                          Ecco come accorgersi se il cane ha seri problemi di igiene orale:

                                          Sanguinamento delle gengive: presenza di sangue sui giocattoli o sul cibo
                                          Ascessi dentali: gonfiore del muso
                                          Alimentazione: difficoltà nel mangiare
                                          Masticazione: se il cane mangia solo da un lato

                                          Una pulizia dentale corretta e costante è importantissima per la salute del cane. Ci possiamo rivolgere al veterinario perché egli stesso effettui una pulizia e ci consigli dei prodotti e delle metodologie da adottare come buona abitudine.

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                                            Mici stressati, sei cause

                                            Il gatto è un animale che ama la sua routine, perciò potrebbe andare incontro ad un periodo di stress se venissero mutate le sue abitudini o se il suo habitat di riferimento subisse cambiamenti.

                                            Il gatto delimita il territorio con le marcature facciali, ovvero strofinando il suo musetto su mobili, pareti e persone, per rilasciare feromoni. Questi movimenti lo aiutano a sentirsi sicuro nel proprio ambiente di riferimento poiché i feromoni gli danno la conferma che è lui il padrone di quel territorio.

                                            Quando questi punti di riferimento, che stabiliscono i confini del “predatore”, sono messi in discussione per esempio da viaggi, traslochi, nuovi animali, ecc.., il gatto può avere problemi di stress e adattamento al nuovo ambiente.

                                            Il gatto ha infatti bisogno di sentirsi padrone del proprio ambiente e di riconoscere in questo la propria supremazia e “residenza”.

                                            Se volete evitare che il vostro micio si senta stressato, dovreste cercare di conoscere le possibili cause di questo disagio in modo da aiutarlo a superare e gestire nel migliore dei modi queste situazioni che gli creano ansia o stress.

                                            Abbiamo detto che il problema maggiore risiede nel fatto che il gatto perde di vista i punti in cui ha rilasciato i feromoni nell'ambiente divenendo stressato, come in questi questi casi:

                                            1. Presenza di un nuovo ospite in casa:
                                            Se abbiamo in mente di allargare la nostra famiglia felina è importante preparare la casa in modo che il gatto che ci vive non subisca alcuno stress. Si consiglia dunque, di dedicare al nuovo arrivato una stanza propria, in modo da incentivare una graduale condivisione degli spazi da parte dei due gatti. Lentamente i gatti vanno avvicinati facendo loro condividere la stanza dove consumano i pasti. Il passaggio alla convivenza con un nuovo gatto deve essere lento e rispettare le esigenze di entrambi.

                                            2. Cambio della sabbia o dei mobili in casa:
                                            Un’altra causa di stress nel gatto può essere data dal cambio della lettiera, o addirittura anche detta sabbia, oppure della nuova disposizione dei mobili in casa. Il cambio della lettiera può generare stress nel gatto sia se si cambia la marca della sabbia sia se si sposta il posto in cui si trova solitamente la lettiera. Se il gatto è infastidito dal cambio della lettiera potrebbe smettere di usarla, allora è importante correre ai ripari.

                                            3. Visita dal veterinario:
                                            La visita dal veterinario spesso è fonte di paura e stress nel gatto che si trova in un ambiente a lui sconosciuto e potenzialmente, nella sua mentalità, ostile dato che potrebbe entrare in contatto con altri animali. In questo caso, per evitare situazioni spiacevoli, il gatto dovrebbe essere portato nel suo trasportino e con la sua copertina, cercando di prendere appuntamento per accorciare i tempi di attesa.

                                            4. Comportamento umano:
                                            Il tentativo da parte di alcuni padroni di umanizzare il proprio gatto, potrebbe costituire per lui un elevato fattore di stress. Questa situazione si verifica quando il gatto viene trattato come se fosse un bambino o una persona, ad esempio viene vestito con abiti. Forzare il gatto ad assumere comportamenti per lui non naturali rappresenta una violenza vera e propria che genera in lui ansia e stress.

                                            5. Viaggi e traslochi:
                                            Questi ovviamente minano le abitudini del gatto ed in particolare scardinano i punti di riferimento territoriali che questo ha creato lasciando i suoi feromoni in vari punti della casa per marcare il territorio. Per attenuare lo stress dato da viaggi e traslochi, è consigliabile ricreare gli spazi con oggetti conosciuti al gatto in modo che possa facilmente riconoscere il suo ambiente di riferimento.

                                            6. Rumori forti:
                                            I gatti possiedono un udito sopraffino, per questo i rumori forti ed improvvisi possono causare stress nel gatto che sobbalza e si allerta perché è nel suo istinto innato di predatore che difende se stesso e il proprio territorio da “invasori esterni” o semplicemente estranei.

                                            Qualcosa di utile da sapere…
                                            Il gatto domestico può fare le fusa tenendo la bocca chiusa. Queste ci comunicano che è rilassato e a suo agio e possono durare per moltissimo tempo: sono un segno di amicizia e contentezza.

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